Jamaican Tunes è il primo lavoro di questa band che, come denuncia
apertamente il nome, viene dalla zona di Bergamo. Ed è proprio il nome il
primo elemento che la collega strettamente alla tradizione giamaicana: così
come alcune grandi band degli anni d'oro della produzione ska e rocksteady
avevano scelto di battezzarsi con nomi geografici, allo stesso modo questa
band sceglie di chiamarsi Orobians, un nome che evoca immediatamente il
ricordo di gruppi come gli Ethiopians o i Kingstonians.
Ma come si capisce dopo averli ascoltati anche solo per pochi secondi non è
certo il nome il legame più importante con l'isola caraibica: è la musica
che suonano e soprattutto come la suonano ciò che li collega immediatamente
alle grandi band giamaicane degli anni '60 .
Tutto il lavoro è curato fin nei minimi particolari al fine di ricostruire
l'atmosfera dei primi sixties: la registrazione è rigorosamente in presa
diretta, e chi ha esperienza di studio di registrazione sa bene come sia
tutt'altro che facile registrare così; la grafica è quella tipica del
periodo, a partire dai caratteri scelti per il nome della band che
riprendono quelli usati ai tempi dagli Skatalites fino all'elenco dei pezzi
inclusi che è diviso in side A e side B; addirittura all'inizio si sentono
i rumori e i fruscii tipici del vinile e, particolare davvero divertente,
questi ritornano anche dopo la sesta canzone, ovvero alla fine della
ipotetica side A. Sembra proprio di sentire qualcuno che gira il disco!
La registrazione, curata come tutte quelle della Gridalo Forte da Kaki
Arkarazo, è stata effettuata a Roma presso lo studio di Piero Umiliani,
grande autore di colonne sonore e la scelta non è certo casuale visto che
gli Orobians incidono principalmente temi tratti film, ovviamente
riarrangiati in chiave ska, reggae o rocksteady, attività nella quale del
resto erano maestri gli Skatalites (come non ricordare la loro versione del
tema de "Guns of Navarrone", divenuta l'inno di generazioni di rudies e
skinheads di tutto il mondo?). Tra i tredici pezzi, tuttti strumentali,
presenti in Introducing the Orobians' Jamaican Tunes spiccano una deliziosa
versione del tema di "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni
sospetto" (e la memoria corre subito al grande Gian Maria Volonté); un
classico come il tema de "Il Padrino"; il tema di "From Russia with love"
(già nel repertorio degli Skatalites e recentemente in quello dei
Bluebeaters); ma soprattutto spicca una versione reggae davvero
incredibile di "Also spracht Zarathustra" del signor Richard Strauss
personaggio un tempo insospettabile che non mi sarei mai aspettato di
scoprire in veste di rude boy!
Oltre che dal repertorio cinematografico, gli Orobians attingono da quello
degli standards e ci offrono un' inconsueta interpretazione di Summertime.
Infatti mentre solitamente il capolavoro di Gershwin viene arrangiato su
tempi molto lenti i musicisti orobici ne fanno uno ska abbastanza
sostenuto. Altrettanto particolare mi è sembrata la versione offerta di
"The chicken": l' esecuzione più nota di questo standard è probabilmente
quella registrata dai Weather Report, sostenuta dall'inconfondibile basso
di Pastorius e invece nel lavoro degli Orobians il contrabbasso, quasi a
voler esorcizzare il fantasma del grande bassista, si limita a tenere un
riff molto semplice. Ma ecco che, appena l'ascoltatore percepisce questa
mancanza, il contrabbasso si ritaglia lo spazio per un delizioso a solo
che sembra quasi un omaggio al grande Jaco.
Benché tutti i musicisti siano all'altezza della situazione, a mio avviso,
a farla da padrone in questo lavoro è la sezione fiati, anche perché gli
Orobians vantano una delle sezioni più nutrite del panorama ska italiano,
composta da sax tenore, sax baritono, tromba, trombone e addirittura un
euphonium. Anche questo particolare contribuisce a collegare idealmente il
combo bergamasco alle big band giamaicane.
In definitiva, se le mie elucubrazioni pseudo-musicali (di cui mi scuso
anticipatamente con gli Orobians) non vi hanno convinto della validità di
questo album, credo che questa possa essere garantita dalla presenza nel
gruppo di musicisti di formazioni affermate come gli Arpioni e i Kontea. E
se non vi bastasse neppure questoSbeh penso che l'acquisto possa essere più
che giustificato anche solo dalla foto interna in cui il sassofonista Ricky
Capelli e Laurel Aitken (il mitico Padrino dello Ska) sorridono
all'obiettivo sfoggiando entrambi uno splendido dente d'oro! Molto rude.
Davide "Harddiskaunt" Zocchi
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