a cura di Davide "Harddiskaunt" Zocchi
The Orobians
Introducing the Orobians' Jamaican Tunes
Gridalo Forte Records
Jamaican Tunes è il primo lavoro di questa band che, come denuncia apertamente il nome, viene dalla zona di Bergamo. Ed è proprio il nome il primo elemento che la collega strettamente alla tradizione giamaicana: così come alcune grandi band degli anni d'oro della produzione ska e rocksteady avevano scelto di battezzarsi con nomi geografici, allo stesso modo questa band sceglie di chiamarsi Orobians, un nome che evoca immediatamente il ricordo di gruppi come gli Ethiopians o i Kingstonians.
Ma come si capisce dopo averli ascoltati anche solo per pochi secondi non è certo il nome il legame più importante con l'isola caraibica: è la musica che suonano e soprattutto come la suonano ciò che li collega immediatamente alle grandi band giamaicane degli anni '60 .
Tutto il lavoro è curato fin nei minimi particolari al fine di ricostruire l'atmosfera dei primi sixties: la registrazione è rigorosamente in presa diretta, e chi ha esperienza di studio di registrazione sa bene come sia tutt'altro che facile registrare così; la grafica è quella tipica del periodo, a partire dai caratteri scelti per il nome della band che riprendono quelli usati ai tempi dagli Skatalites fino all'elenco dei pezzi inclusi che è diviso in side A e side B; addirittura all'inizio si sentono i rumori e i fruscii tipici del vinile e, particolare davvero divertente, questi ritornano anche dopo la sesta canzone, ovvero alla fine della ipotetica side A. Sembra proprio di sentire qualcuno che gira il disco! La registrazione, curata come tutte quelle della Gridalo Forte da Kaki Arkarazo, è stata effettuata a Roma presso lo studio di Piero Umiliani, grande autore di colonne sonore e la scelta non è certo casuale visto che gli Orobians incidono principalmente temi tratti film, ovviamente riarrangiati in chiave ska, reggae o rocksteady, attività nella quale del resto erano maestri gli Skatalites (come non ricordare la loro versione del tema de "Guns of Navarrone", divenuta l'inno di generazioni di rudies e skinheads di tutto il mondo?). Tra i tredici pezzi, tuttti strumentali, presenti in Introducing the Orobians' Jamaican Tunes spiccano una deliziosa versione del tema di "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" (e la memoria corre subito al grande Gian Maria Volonté); un classico come il tema de "Il Padrino"; il tema di "From Russia with love" (già nel repertorio degli Skatalites e recentemente in quello dei Bluebeaters); ma soprattutto spicca una versione reggae davvero incredibile di "Also spracht Zarathustra" del signor Richard Strauss personaggio un tempo insospettabile che non mi sarei mai aspettato di scoprire in veste di rude boy!
Oltre che dal repertorio cinematografico, gli Orobians attingono da quello degli standards e ci offrono un' inconsueta interpretazione di Summertime. Infatti mentre solitamente il capolavoro di Gershwin viene arrangiato su tempi molto lenti i musicisti orobici ne fanno uno ska abbastanza sostenuto. Altrettanto particolare mi è sembrata la versione offerta di "The chicken": l' esecuzione più nota di questo standard è probabilmente quella registrata dai Weather Report, sostenuta dall'inconfondibile basso di Pastorius e invece nel lavoro degli Orobians il contrabbasso, quasi a voler esorcizzare il fantasma del grande bassista, si limita a tenere un riff molto semplice. Ma ecco che, appena l'ascoltatore percepisce questa mancanza, il contrabbasso si ritaglia lo spazio per un delizioso a solo che sembra quasi un omaggio al grande Jaco.
Benché tutti i musicisti siano all'altezza della situazione, a mio avviso, a farla da padrone in questo lavoro è la sezione fiati, anche perché gli Orobians vantano una delle sezioni più nutrite del panorama ska italiano, composta da sax tenore, sax baritono, tromba, trombone e addirittura un euphonium. Anche questo particolare contribuisce a collegare idealmente il combo bergamasco alle big band giamaicane.
In definitiva, se le mie elucubrazioni pseudo-musicali (di cui mi scuso anticipatamente con gli Orobians) non vi hanno convinto della validità di questo album, credo che questa possa essere garantita dalla presenza nel gruppo di musicisti di formazioni affermate come gli Arpioni e i Kontea. E se non vi bastasse neppure questoSbeh penso che l'acquisto possa essere più che giustificato anche solo dalla foto interna in cui il sassofonista Ricky Capelli e Laurel Aitken (il mitico Padrino dello Ska) sorridono all'obiettivo sfoggiando entrambi uno splendido dente d'oro! Molto rude.

Davide "Harddiskaunt" Zocchi

Torna alle recensioni